INTERVISTA AL COMANDANTE DEL 185° REGGIMENTO ARTIGLIERIA PARACADUTISTI “FOLGORE”

Col. Mauro Bruschi Comandante del 185º Reggimento Artiglieria Paracadutisti Folgore

Premessa

Il 185º Reggimento Artiglieria Paracadutisti “Folgore” è l’Unità di supporto di Fuoco della Brigata Paracadutisti.
I “Diavoli Gialli”, costituiscono una delle componenti specialistiche della Grande Unità da combattimento e sono di stanza a Bracciano (RM).

In occasione della festa del reggimento, oggi 1° luglio, data della ricostituzione nell’attuale sede, le parole del Col. Bruschi ci permetteranno di conoscere più approfonditamente il reparto.

Comandante, inquadriamo il Reggimento a livello storico, dalla fondazione ai giorni nostri.

La storia dell’Artiglieria Paracadutisti trae le sue origini dal primo reparto paracadutisti costituito nel 1941 a Tarquinia (VT): si tratta del I Gruppo Artiglieria Paracadutisti (su arma controcarro da 47/32). L’anno successivo il Reggimento (su II e III Gruppo ed una Batteria di Supporto Reggimentale) partecipa alla Campagna d’Africa. Con tale impiego nell’ambito della Divisione “Folgore”, il Reggimento assume la denominazione di 185º Reggimento Artiglieria “Folgore”. Per l’ardimentoso coraggio ed il sacrificio mostrato in tale campagna, l’unità viene insignita ex post della Medaglia d’oro al Valor Militare. A termine della II Guerra Mondiale, in analogia ad altri reparti italiani, il Reggimento fu disciolto. Nel 1958 viene costituita in seno al I Gruppo Tattico Paracadutisti, una batteria di Artiglieria, che successivamente si riarticola in Gruppo Artiglieria Paracadutisti (su due batterie) e nel 1966 riceve in custodia la Bandiera di Guerra del 185° Reggimento. In ragione di ciò nel 1975 riprende la numerazione tradizionale diventando 185° Gruppo Artiglieria da Campagna Paracadutisti “Viterbo” su tre batterie obici da 105/14. Nei decenni seguenti, “amplia” l’organico ricevendo una batteria di difesa controaerei, provvista di missili Stinger e nel 1992 a Livorno, si ricostituisce quale 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti “Folgore”. L’anno successivo il Reggimento è decorato di Medaglia d’Argento al Valor dell’Esercito per l’impegno profuso ed i risultati conseguiti in Somalia. Infine, il 31 agosto del 2000 (pressoché coincidente con la data della mia prima assegnazione all’unità), il Reggimento muta i suoi compiti, vengono disciolte la Batteria Stinger e la Batteria Tiro e Supporto Tecnico, dismessi i sistemi d’arma di artiglieria. Contestualmente, inizia il percorso di specializzazione nei settori della Sorveglianza del Campo di Battaglia e dell’Acquisizione Obiettivi, percorso operativoche culminerà nel 2004 ad assumere la nuova denominazione di 185° Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi (RRAO), divenendo successivamente inquadrato nel Comparto Operazioni Speciali di Forza Armata, ovvero Comando Forze Speciali Esercito alle cui dipendenze è attualmente inserito. Negli anni dal 2000 al 2013, quindi, è venuto quindi a mancare alla Brigata Paracadutisti Folgore una componente di fuoco specificatamente d’artiglieria: tale gap capacitivo viene “colmato” con la ricostituzione del 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti “Folgore”, in Bracciano, su base Mortai Pesanti da 120mm. Il 21 giugno 2013, a Cecina (LI) a seguito di aviolancio delle due unità gemellate (il 185° RRAO e il 185° Reggimento “Folgore”), il Reparto riceve in consegna la Bandiera di Guerra dei Paracadutisti Artiglieri. Dopo numerose attività addestrative ed esercitative volte a conseguire la cosiddetta Full Operational Capability (FOC), i Diavoli Gialli (come vengono conosciuti comunemente in ragione del colore tipico dell‘Artiglieria e per la gloria riconosciutagli “sul campo” in Africa) hanno preso parte a molteplici operazioni all’estero e sul territorio nazionale…ed eccoci qui oggi alla 7^ ricorrenza della ricostituzione dell’unità.

Quali sono i compiti istituzionali?

Con i propri assetti, il Reggimento contribuisce all’assolvimento delle 4 missioni affidate alle Forze Armate:

–   garantire il fondamentale presidio di deterrenza sul piano della Difesa Nazionale (1^ Missione);

–   fronteggiare situazioni di crisi nel più ampio spettro della conflittualità, dal controllo prolungato e diretto in situazioni di crisi a media-bassa intensità, alla condotta di azioni di combattimento, finanche allo svolgimento di attività di Capacity Building a favore delle forze di sicurezza di Paesi in situazione di instabilità, per la difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei e il contributo alla realizzazione della pace internazionale (2^-3^ Missione);

–   fornire concorsi alle altre Istituzioni dello Stato, in particolare nell’ambito di Operazioni di Homeland Security e in caso di Pubbliche Calamità (4^ Missione).

Nello specifico, il 185° Reggimento è un’unità altamente resiliente e versatile e costituisce, insieme alle altre Unità del medesimo livello ordinativo, uno degli assetti fondamentali dell’Esercito Italiano: la missione primaria discende dalla specifica funzione di Combat Support, ovvero di supporto al combattimento in favore della Brigata “Folgore” (attraverso il supporto del fuoco indiretto). La Brigata Paracadutisti rappresenta, infatti, l’elemento unitario di pianificazione e la sua connotazione pluriarma assicura alle unità proiettabili da essa distaccate di poter disporre di pacchetti di forze modulabili e Mission Oriented. Alla luce di ciò, il compito principaledel Reggimento Diavoli Gialli, è erogare con tempestività ed accuratezza il supporto di fuoco in favore della Brigata Paracadutisti Folgore o a un complesso tattico paracadutisti da essa enucleato, al fine di consentire l’assolvimento della missione assegnata. Contribuire al coordinamento e all’integrazione di tutti gli altri assetti di supporto di fuoco disponibili, incluso quello aereo, soprattutto durante le fasi di maggiore vulnerabilità della forza avio-portata dovute all’assenza di supporto di fuoco terrestre. Si può quindi riassumere che il 185° Reggimento è un’unità polivalente, ovvero in grado di operare organica, degradata, di specialità ed in compiti di manovra, come ha già pienamente dimostrato sinora in più occasioni.

Qual è la struttura del Reggimento?

In analogia a gran parte della Forza Armata, i “Diavoli Gialli” hanno una struttura “ternaria”:

  • il Comando di Reggimento, dove è inquadrato il Comandante e lo Staff, Unità Organizzativa indispensabile ad assicurare il necessario supporto “inter ed intra unità”, nonché a delineare gli obiettivi da raggiungere e le risorse da allocarvi;
  • “il cuore operativo” del Reggimento è rappresentato dal I Gruppo “Viterbo” (che ho avuto il privilegio di comandare dal 2015 al 2016), articolato su due Batterie “Draghi” e “Le Aquile”  equipaggiate con Mortai Pesanti, e la Batteria Sorveglianza e Supporto Tecnico “Levrieri”.
  • la Batteria Comando e Supporto Logistico “Leoni”, imprescindibile componente di supporto, di fatto costituisce il trait d’union tra Comando di Reggimento e componente operativa attraverso il Sostegno Logistico in attività stanziali ed expeditionary, di routine ed operative.
Diavoli Gialli in addestrametno al Tiro operativo in poligono
Diavoli Gialli in addestrametno al Tiro operativo in poligono

Comandante, inizierei ad entrare nello specifico dell’argomento parlando della selezione e formazione del personale.

Se si considera che la parola “Esercito” significa mi tengo in esercizio…ovvero mi addestro…, questa è l’essenza del nostro essere Soldati: essere pronti e addestrati senza soluzione di continuità! Dalla sua ricostituzione, sette anni orsono, il Reggimento ha continuamente sostenuto un’intensa attività operativa ed addestrativa per mantenere e incrementare le capacità del personale appartenente. Terminato percorso addestrativo-formativo presso gli enti scolastici dell’Esercito per ufficiali, sottufficiali, graduati e volontari, il personale prende parte al Corso Tecnico per Combattimento Avio-truppe e successivamente consegue il brevetto di Paracadutista Militare. Una volta assegnato al Reparto e dopo un periodo iniziale di “familiarizzazione”, si “aviolancia” nella vita operativa da Diavolo Giallo. Accanto ai corsi tecnici e di specializzazione più prettamente correlati con la specialità di artiglieria paracadutisti o con la manovra dalla 3^ Dimensione, si svolgono con cadenza quadrimestrale le esercitazioni denominate “Marte”. Si tratta di importanti momenti di autovalutazione in cui i Paracadutisti, di ogni ordine e grado, si confrontano con prove marcatamente militari, cioè sia tecniche, sia fisiche (che toccano l’intero spettro delle skill richieste dai moderni scenari di riferimento) e volte a testare lo “stato di salute dell’unità”, ovvero la condizione psico-fisica individuale e di reparto. Tali esercitazioni permettono al Reparto di conservare sempre un’elevata prontezza operativa: come dimostrato con l’impiego in meno di 24 ore nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure” a seguito degli attacchi terroristici di Parigi al Teatro “Bataclan”. Ciò a prescindere dall’eventuale contesto d’impiego, conservando versatilità e flessibilità nel Full Spectrum delle possibili Operazioni. Annualmente, prendiamo parte all’Esercitazione madre”delle avio-truppe, nota quale “Mangusta”. In ragione dell’intenso Operational Tempo descritto, ogni Paracadutista Artigliere deve essere preparato ed ogni Comandante deve preparare i propri uomini e donne ad operare in ogni condizione di tempo e di luogo, anche in assenza di un impiego imminente, all’insegna del motto “Come Folgore…Sempre ed Ovunque”. Da ciò deriva l’importanza dell’addestramento: per la peculiarità della nostra Professione: il Diavolo Giallo deve addestrarsi ed essere pronto ad operare nelle più disparate condizioni climatiche ed ambientali e nella consapevolezza di poter correre rischi ma conscio di contare sul paracadutista al suo fianco e sul proprio diretto Comandante sempre presente quale “primo alla porta”.

Aviolancio di Joint fire support team con Tecnica Caduta Libera
Aviolancio di Joint fire support team con Tecnica Caduta Libera

Come viene raggiunta la massima capacità avio-lancistica?

Come anticipato, il 185° Reggimento è un sistema complesso costituito da un insieme armonico di risorse che, in relazione alla situazione contingente, possono essere diversamente “assemblate”. È un reparto idoneo ad agire sia in situazioni conflittuali classiche di warfighting, sia in operazioni di risposta alle crisi, con compiti di deterrenza e dissuasione, controfuoco e sorveglianza e per gli specifici compiti anche noti quali Artillery Raid ed Artillery Ambush, in armonia con la dottrina di riferimento nazionale e NATO. Infatti, quale unità di supporto di fuoco della Brigata Paracadutisti Folgore, i Diavoli Gialli partecipano con proprie componenti e assetti operativi alle principali missioni internazionali e alle operazioni di sicurezza sul territorio nazionale. In quanto parte integrante di tale forza avio-portata, il Reggimento è in grado di condurre operazioni di ingresso forzato (anche note quali Forcible Entry) per occupare obiettivi altamente remunerativi in profondità nel territorio ostile, allo scopo di poter condurre successive operazioni, con le stesse o con altre forze. Sono esempi tipici le operazioni tese a occupare punti d’ingresso in nuovi teatri operativi, in ambiente semi o non permissivo ma anche le operazioni di occupazione preventiva di punti o infrastrutture critici quali ponti, aeroporti anche a premessa di successive operazioni su più vasta scala, cui diamo il nostro contributo in termini di supporto di fuoco.

Aviolancio notturno su Monteromano
Aviolancio notturno su Monteromano

Quali sono le peculiarità di un artigliere paracadutista?

Il paracadutista artigliere è il naturale connubio tra la spregiudicatezza tipica delle avio-truppe e l’amore per il dettaglio tipico dell’arma dotta (come di solito viene definita l’artiglieria). Nello specifico essere un Diavolo Giallo, significa acquisire gli strumenti cognitivi ma anche operativi per evolvere “…dal sapere, al saper fare, all’essere…”. La singolarità del personale è frutto del nostro essere unici nelle specialità dei Paracadutisti e dell’artiglieria, della forte identità professionale e delle peculiarità che ci distinguono in tutto l’Esercito Italiano, dell’ambiente atipico creato dal nostro essere Paracadutisti con il gusto della sfida e Artiglieri con la cura maniacale della preparazione: non a caso il motto interno del Reggimento è Amat Victoria Curam (la vittoria “ama” la preparazione). In sintesi, con un po’ di sana e goliardica autostima, siamo fieri del nostro <<…essere soldati con la S maiuscola!…>>. L’indomita motivazione, l’ardente passione, la volitività ad ogni costo, rappresentano il minimo comune denominatore di ogni singolo Diavolo Giallo, di allora e di ora.

Sconfezionamento mortaio da 120mm a seguito di aviolancio
Sconfezionamento mortaio da 120mm a seguito di aviolancio

Quali sono le armi di reparto e quali sono le principali caratteristiche.

Essenzialmente, non vi sono differenze con il resto della Forza Armata in termini di dotazioni organiche di armamento individuale e di reparto. Invece in relazione alla sua Mission, come sistema d’arma principale, il Reggimento è equipaggiato con Mortai Pesanti Thompson RT-F1 rigati da 120 mm. Essi rappresentano non solo il Mission Essential Equipment ma la ragion d’essere dell’unità. Il Mortaio Thompson 120 mm, si conferma un’ottima arma, efficace e dalle elevate prestazioni in gittata, adeguatamente rustico e dalla facilità d’impiego e manutenzione, insomma l’assetto ideale per le unità da combattimento paracadutisti. Nel dettaglio, si tratta di un sistema d’arma di semplice trasporto e rifornimento aereo. I MoPe (Mortai Pesanti), come li chiamiamo comunemente, hanno elevate prestazioni in termini di gittata (con possibilità d’intervento da 1 a 13 km) ma anche di accuratezza, soprattutto se abbinati a munizionamento di precisione e sistemi automatici per il calcolo balistico. A ciò va “sommato” il ruolo che svolge l’elemento umano, pedina indispensabile più dell’hardware, tra cui degno di menzione sono i Nuclei Osservazione espressi dal Reggimento. Tali nuclei, anche noti quali Joint Fire Support Team sono capaci di dirigere il fuoco di assetti di artiglieria, aereo, navale e la loro inserzione in zona di operazione può avvenire con aviolancio ad apertura automatica ovvero con Fune di Vincolo, oppure ad apertura comandata con la Tecnica di Caduta Libera (TCL), in coppia isolata, o anche inseriti nelle aliquote esploranti. Quest’ultima capacità di “ingresso” in zona di impiego con la Tecnica della Caduta Libera, day and night ed equipaggiamento (effettuando anche un minimo di navigazione a vela aperta), nell’ambito “artiglieresco” dell’Esercito Italiano è posseduta solo dal Reggimento ed è estremamente poco diffusa in ambito internazionale, se non tra le forze non convenzionali. 

Sbarco squadra pezzo con  ATV e mortaio da 120mm da CH47
Sbarco squadra pezzo con ATV e mortaio da 120mm da CH47

Comandante, una volta aviolanciato e giunto al suolo, il mortaio, con quali mezzi viene trasportato in zona operativa?

In linea teorica, il sistema d’arma può essere movimentato con qualunque mezzo ruotato in uso all’Esercito o alla Difesa, purché provvisto di adeguato gancio di traino. In realtà, assieme al Mortaio (su diverse piattaforme di carico, simultaneamente aviolanciate) viene lanciato, anche il munizionamento ma soprattutto un veicolo ruotato con capacità All Terrain. Si tratta di un moto-veicolo 6×6, in pratica un quad a sei ruote motrici, prodotto dalla Polaris, capace di assicurare la cosiddetta micro-mobilità (ovvero piccoli spostamenti, dell’ordine di pochi km) alle unità erogatrici del fuoco.

Aviolancio piattaforma mortaio da velivolo C17
Aviolancio piattaforma mortaio da velivolo C17

Il mortaio da 120mm da quali piattaforme può essere aviolanciato o aviotrasportato?

Ideale per la manovra dalla 3^ Dimensione, come già accennato, i Mortai RT-F1, possono essere movimentati in maniera cosiddetta multi-modale. Nello specifico possono “rischierati” da vettori ad ala fissa e rotante in uso alle Forze Armate italiane e straniere. In particolare, ad oggi, sono stati aviolanciati da C130-J dell’AM e da C-17 dell’USAF (nell’ambito di svariate esercitazioni nazionali ed internazionali), appositamente “confezionati”, ovvero allestiti per aviolancio su piattaforme aeree ad opera del personale del Battaglione Avio-rifornimenti in forza alla Brigata Paracadutisti. I “Thompson”, come già più volte fatto sinora, possono anche essere trasportati all’interno di carlinghe di vettori ad ala fissa o rotante quali CH47 (versione Charlie o Foxtrot) dell’AVES e C-27 dell’AM, pronti all’ordine di movimento in pochi secondi “dall’apertura della rampa” per condurre il cosiddetto avioassalto. Infine, trasportati con idonea imbragatura tramite il gancio baricentrico di elicotteri CH-47 dell’AVES, con gli addetti ai mezzi di lancio (la squadra pezzo) all’interno della carlinga. In sintesi, il range di possibilità di trasporto tattico, operativo o strategico, è pressoché illimitato per questo sistema d’arma. Tale ampio spettro di possibilità di deploy delle unità erogatrici del fuoco del Reggimento, ci hanno consentito di consolidare una capacità unica in seno alle forze della NATO, ovvero di essere pronti al fuoco (il noto “bomba alla volata”, che molti conoscono) in 30 minuti dalla cosiddetta P hour, cioè dal primo paracadutista lanciato. Il tutto includendo le procedure per lo “sconfezionamento” dei Mortai, delle munizioni ed ATV lanciati pochi istanti prima e la messa in stazione dei sistemi d’arma e degli apparati di comunicazione, con la consapevolezza della possibile presenza di forze ostili.

La capacità di proiettare nella terza dimensione una sorgente di fuoco come il THOMSON RT-F1 quali difficoltà intrinseche comporta?

In generale la manovra dalla 3^ Dimensione, per sua stessa natura, comporta ridottissimi preavvisi di impiego (significando ristretti tempi per la pianificazione e la preparazione), per proiettare a mezzo aviotrasporto o aviolancio, grandi “masse” di personale e mezzi, in linea teorica, su tutto il pianeta, pertanto anche a distanze notevoli dalla Madrepatria (ed in qualunque ambiente operativo), con notevole dispersione del braccio logistico per condurre operazioni essenzialmente di combattimento terrestre. Ciò premesso, va da sé che le difficoltà connesse con il trasporto o l’aviolancio, afferiscono a tutta la “filiera” dell’operazione: dalla fase concettuale a quella pratica, ivi includendo gli ostacoli rappresentati da far contrastare la legge di Newton sulla Forza di Gravità a personale e materiali di armamento, appesi alla “candida seta” di un paracadute.

Cosa possiamo dire invece a riguardo del FH70?

Si tratta di un obice a traino meccanico, un sistema d’arma di artiglieria in grado di sparare con primo e secondo arco. Nel caso di specie, è un progetto sviluppato negli anni ’70 e, pur non essendo dotazione organica del 185° Reggimento (per le ragioni sin qui dette mal si coniuga con le natura di una forza d’assalto avio-portata), i Diavoli Gialli nel corso del loro iter formativo quali Addetti ai Mezzi di Lancio (effettuato in collaborazione con il Comando di Artiglieria) vengono abilitati ad operare anche su questa piattaforma. In tale contesto, va evidenziato che il personale del Reggimento è in grado di operare su gran parte dei sistemi d’arma in dotazione alle unità di artiglieria, elemento che completa la versatilità d’impiego e l’eclettismo dell’unità, più volte ribadita sinora.

Calcolo dati di tito in modalità degradata
Calcolo dati di tito in modalità degradata

Un elemento fondamentale nell’artiglieria è rappresentato dalle comunicazioni sulle azioni di fuoco, le quali devono essere continue e sicure; la moderna tecnologia come viene in aiuto?

Al riguardo, nell’ambito dei progetti di ammodernamento e rinnovamento della Forza Armata, il 185° Reggimento ha avuto in assegnazione alcuni asset (mezzi, procedure e conoscenze) del progetto di digitalizzazione della Forza Armata anche noto come Forza Network Enabled Capability (F-NEC). In particolare mi riferisco alle piattaforme VTLM-1A (upgrade del meglio noto “Lince” prodotto dall’Iveco) al momento in assegnazione al 185° Reggimento e pochi altri enti, disponibili in versione Posto Comando, Linea Pezzi e infine versione Posto di Osservazione. In tale ambito, i pacchetti d’intervento generati digitalmente sono compatibili con altre piattaforme non italiane. Infatti, hanno la possibilità di realizzare interfacce di interoperabilità con tutti i protocolli in uso alle forze della NATO. Il pacchetto digitale, così generato, può essere inviato con strumentazione Harris dagli osservatori, distanti spesso anche molti km, allo schieramento dei Mortai, e viceversa. In questa ipotesi, il sistema artiglieria si inserisce appieno nel programma F-NEC ad ogni suo “nodo”. Allo stato attuale, l’unità ha partecipato a tutte le attività volte a raggiungere la piena operatività della componente digitalizzata di Forza Armata. Il 185º Reggimento tuttavia assicura il mantenimento della capacità fonetico-manuale, non solo quale capacità estrema di resilienza dei sistemi in contesto fortemente degradato dal punto di vista della minaccia determinata dalla Guerra Elettronica e Cyber ma anche nelle fasi iniziali dell’Operazione, durante la Testa di Aviosbarco.

Il mortaio è un sistema d’arma estremamente efficace. Il munizionamento rappresenta un fattore determinante; cosa ci può dire rispetto l’evoluzione in questo ambito?

Come anticipato, le potenzialità del Mortaio da 120 mm sono innumerevoli, chiaramente sono sfruttate appieno in abbinamento a munizionamento speciale (semi-autopropulso e di precisione) e a sistemi di calcolo balistico automatizzato. Al momento, il Reggimento utilizza l’intero spettro del munizionamento in uso alla Forza Armata e “guarda con curiosità ed attenzione” ai programmi di ammodernamento e sviluppo che l’Esercito sta delineando.

Il Reggimento garantisce alla Brigata Folgore una capacità di proiezione importante; può descrivere più dettagliatamente in cosa si traduce. Come viene sviluppata la capacità di operare con unità paritetiche?

La Brigata Paracadutisti è una Grande Unità da combattimento organizzata secondo il concetto pluriarma ovvero dotata di tutte le capacità specialistiche attagliate per assolvere l’ampio spettro delle attività e dei compiti militari. Ad essa fanno capo un Istituto di Formazione (il Centro di Paracadutismo, considerata l’Alma Mater delle avio-truppe) ed otto unità da combattimento, supporto al combattimento (tra cui i Diavoli Gialli ed i guastatori paracadutisti) e di supporto logistico. La responsabilità dall’arruolamento sino al termine del servizio risale al Comandante della Brigata. “Aquila Uno” (il Comandante della Brigata Folgore) è responsabile non solo della formazione e dello stato di prontezza ma anche dell’integrazione ed amalgama tra le diverse componenti e compagini. Ciò, garantisce alla Folgore un elevato livello di standardizzazione ma anche un notevole livello di flessibilità di impiego. Come già anticipato, in tale contesto, il 185° Reggimento è un’Unità costituita da un insieme armonico di risorse che, in relazione alla situazione contingente, può essere diversamente modulata in aderenza del livello del reparto a cui fornire un supporto di fuoco. In relazione allo scenario al di fuori del territorio italiano, oltre ad iniziative bi-laterali di scambi di esperienze e visite quali quella recentemente occorsa con una delegazione (staff e line) del 35° Regiment d’Artillerie Parachutiste dell’11^ Brigata Paracadutisti dell’Esercito Francese, il Reggimento in virtù dell’appartenenza alla più ampia Airborne Community, è sistematicamente “esposto” al processo di valutazione, adattamento e rafforzamento del suo potenziale, in linea con le paritetiche unità paracadutisti degli eserciti dei maggiori Paesi alleati. Questa revisione continua tocca gli aspetti della dimensione umana, tecnologica e procedurale.

Artigliere Paracadutista in addestramento al poligono
Artigliere Paracadutista in addestramento al poligono – Approntamento Operazione Strade Sicure

Comandante, il Reggimento partecipa con propri assetti alle operazioni di “Home-land Security” e alle principali missioni internazionali.

L’impiego in questa tipologia di operazioni, dove si è soliti agire in pattuglie di coppia o in “terzine”, richiede il raggiungimento di una spiccata autonomia decisionale anche ai più bassi livelli, secondo il principio del Mission Command, in linea con l’intento ricevuto dal proprio Comandante. L’Operazione Strade Sicure, cui il Reggimento ha preso parte ben sette volte con livelli diversi di partecipazione (incluso anche il Comando delle Regioni Umbria e Marche nel 2019), pur discostandosi dalla precipua preparazione di noi Paracadutisti Artiglieri, ha favorito lo svolgimento di un addestramento intenso mirato alla condotta di Operazioni di Homeland Security. In un simile contesto, è stato premiante:

–   sviluppare capacità connesse con il pattugliamento in ambiente urbano e la guida sicura nei centri abitati;

–   incrementare le abilità al combattimento ravvicinato, dopo aver praticato l’intera l’Escalation of Force;

 –   sapersi integrare con dispositivi delle Forze dell’Ordine ovvero di Protezione Civile, in un quadro d’azione interagenzia ed Interministeriale;

–   ampliare le competenze in campo sanitario;

–   intrattenere rapporti efficaci con le comunità locali,

–   accrescere le capacità di relazionarsi con giornalisti e media.

In estrema sintesi, un “portfolio” di capacità non più associato a singoli specialisti o advisor ma richiesto ad ogni singolo Paracadutista Artigliere, dal Colonnello al Soldato (come ripetiamo sempre). In relazione alla partecipazione a missioni internazionali, il Reggimento è perfettamente in grado di assicurare i compiti ed i fini delineati con la 2^-3^ Missione affidate alle Forze Armate. Cioè come ricordato, prendere parte a situazioni di crisi nel più ampio spettro della conflittualità in momenti di instabilità, per la difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei e il contributo alla realizzazione della pace internazionale. A tal riguardo, nei pochi ma intensi anni dalla loro ricostituzione, i Diavoli Gialli hanno preso parte, con significativo contributo di mezzi, personale e materiali, alle Operazioni “Prima Parthica” nel Kurdistan irakeno, “Joint Enterprise”in Kosovo, “Leonte” in Libano.

Lei é al comando dei Diavoli Gialli, cosa significa esserlo?

Sono un Paracadutista, al comando di fieri Paracadutisti ed onorato di far parte di questa grande e prestigiosa unità da combattimento: i Diavoli Gialli! Esserne alla guida , a vent’anni dalla mia prima assegnazione, è il punto più alto sulla lista dei desideri che professionalmente potessi aspirare a raggiungere. È un privilegio ed un onore, custodire la Bandiera di Guerra a cui ho reso gli onori ben due decenni fa al mio primo ingresso nella Caserma “Pisacane” di Livorno. Da “Diavolo 1” (così chiamano informalmente il Comandante del Reparto), sento l’intimo dovere e il sommo grado professionale di essere il custode di quasi ottant’anni di storia indomita e tradizioni eroiche dell’unità. Sono idealmente il tedoforo del “fuoco sacro” dei Diavoli Gialli e sento il dovere di seguire le orme e l’operato di chi mi ha preceduto oltre che di attendere le aspettative dei miei Comandanti e i doveri verso gli uomini e le donne del 185°. Sento di essere parte ma anche responsabile e “guardiano” di una realtà esclusiva ma non escludente. Ogni giorno, vivo la mia condizione militare nella consapevolezza che il nostro status etico e giuridico è diverso e certamente più impegnativo rispetto a quello di altre categorie professionali. Il senso del dovere deve pervadere l’animo di ogni Paracadutista: onorare gli impegni addestrativi e operativi con disciplina e onore richiede senso di responsabilità e consapevole partecipazione, spirito d’iniziativa e coraggio. Vestire l’uniforme con orgoglio dando alle proprie idee lo “smalto” del coraggio e ai propri gesti la fierezza di appartenere ad una élite contribuiranno ad alimentare una positiva percezione della nostra Istituzione da parte dei nostri concittadini: primi nostri committenti. Infine, umanamente da padre e marito felice, mi ritengo onorato di appartenere ad una famiglia così unita, motivata, disciplinata e marziale in ogni aspetto anche in quello degli affetti privati e familiari.

Comandate infine le chiedo, cosa rappresenta ora il 185° Artiglieria Paracadutisti “Folgore” e come a suo avviso, si evolverà in futuro.

Dunque, la necessità di dover far fronte ad una minaccia estremamente mutevole, distribuita e atipica, unitamente alla stringente esigenza della Forza Armata di razionalizzazione delle risorse e massimizzazione dei potenziali, impone il bisogno di disporre di Soldati pronti ed operativamente efficaci in molteplici scenari d’impiego, dotati di un’ampia capacità tattica che, pur conservando la propria cultura tecnica di specialità, siano in grado di operare grazie ad un arricchito “paniere” di capacità e competenze. In ragione di ciò, la nostra amata scelta professionale di servire in armi la Patria ci mette a confronto con situazioni sfidanti, per noi e per le persone al nostro fianco. Infatti, il Soldato è un Professionista “a tutto tondo” la cui professionalità non può essere disgiunta da un solido aspetto umano, come ricordato prima. La dimensione umana costituisce, di fatto, il fattore centrale e moltiplicatore di forza della nostra prontezza operativa, base su cui costruire la capacità di affrontare i compiti che via via ci verranno assegnati. La “rete degli affetti” che instauriamo con le nostre famiglie, con le comunità locali in cui siamo inseriti e con la società, per la quale rappresentiamo una risorsa preziosa, deve essere considerata un importante fattore di resilienza per ciascun Soldato e per i nostri stessi familiari. Questi legami vanno promossi e sviluppati. Coesione, solidarietà, spirito di corpo, generosità, altruismo e determinazione hanno sempre caratterizzato ogni Diavolo Giallo. Per questi motivi il Reggimento si è sempre fatto promotore di numerosi eventi: il loro successo dipende da noi, dalla voglia di ciascuno di mettersi in gioco, di promuovere il nostro stare insieme spalla a spalla, secondo il motto dell’Esercito Italiano “di più insieme!”. Tutti gli elementi presentati sinora hanno contribuito a creare una positiva immagine del nostro Reparto e la “fidelizzazione dell’Unità al territorio e del territorio all’Unità” del quale noi siamo gli artefici ma anche i beneficiari.

Ringraziamenti

Desidero infine ringraziare Stato Maggiore Esercito per aver autorizzato l’intervista. Il Comandante del 185° Reggimento Artiglieri Paracadutisti Folgore per la disponibilità e cortesia.

Testo e immagini: 185º Reggimento Artiglieri Paracadutisti Folgore