GSOF Symposium Europe 2026: a Roma il futuro delle Forze Speciali tra strategia e innovazione

GSOF 2026 ROMA

Dal confronto internazionale alle capacità operative: il GSOF Symposium Europe 2026 ha riunito a Roma vertici militari, istituzioni e industria per analizzare nuove minacce, interoperabilità e innovazione tecnologica nel settore delle Operazioni Speciali.

Tabella dei Contenuti

Introduzione

Dal 6 all’8 ottobre 2026, il Rome Cavalieri ha ospitato la decima edizione del GSOF Symposium Europe, conferenza ed esposizione organizzata dalla Global SOF Foundation. Sotto il tema “Bridging the gap between strategy and the battlefield”, oltre 1.000 partecipanti provenienti da 32 nazioni partner si sono confrontati su una questione centrale: come tradurre più rapidamente esigenze operative e innovazione tecnologica in capacità effettivamente disponibili per le Forze Speciali.

Nel corso delle tre giornate, interventi e panel hanno ricondotto il dibattito a quattro direttrici ricorrenti: evoluzione degli scenari di sicurezza, integrazione tra componenti militari, interoperabilità e impiego delle tecnologie emergenti. A queste si è affiancato il tema della rapidità con cui istituzioni, ricerca e industria possono trasformare un’esigenza operativa in una capacità disponibile.

Comando, integrazione e nuove sfide operative

La giornata inaugurale ha posto al centro l’evoluzione delle Operazioni Speciali in un contesto strategico segnato da crescente complessità e competizione internazionale. Dopo l’apertura di Marco Scopel, Command Senior Enlisted Leader del COFS, e Meaghan Keeler, Chief Operating Officer della Global SOF Foundation, il comandante del COFS Paolo Pezzutti ha tenuto l’intervento inaugurale.

Il confronto ha evidenziato la necessità di rafforzare l’integrazione tra le componenti delle Forze Armate, migliorare i processi decisionali e assicurare la capacità di operare in ambienti multidominio. Il panel dedicato alle strutture di comando ha riunito rappresentanti italiani e alleati, mentre la successiva sessione multidominio ha approfondito il collegamento tra capacità operative, intelligence e strumenti digitali.

È emersa l’importanza di strutture di comando flessibili, comunicazioni affidabili e procedure condivise, indispensabili per garantire efficacia e coordinamento anche in condizioni di elevata incertezza. L’intervento conclusivo dell’ammiraglio Frank “Mitch” Bradley, comandante dello U.S. Special Operations Command, ha ricondotto questi elementi alla necessità di produrre effetti unificati attraverso una reale integrazione operativa.

 

Mediterraneo, minacce ibride e cooperazione internazionale

La seconda giornata ha approfondito il ruolo strategico del Mediterraneo e le implicazioni delle minacce ibride per la sicurezza europea e internazionale. L’apertura ha incluso l’intervento di Lyla Kohistany, presidente e cofondatrice di PROMOTE, e la presentazione di “NOORI”, documentario dedicato all’ex militare afghano Ahmad Khalid Noori e alla sua esperienza negli Stati Uniti.

Il confronto sul Mediterraneo, con Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, e Stefano Frumento, comandante del COMSUBIN, ha collegato pressioni militari, politiche, economiche e informative, mostrando come le minacce ibride attraversino più ambiti della sicurezza. In questo scenario, le Forze Speciali assumono particolare rilevanza grazie alla capacità di operare in contesti complessi, contribuire alla raccolta informativa e integrarsi con altre componenti militari e istituzionali.

Il dibattito ha confermato che il vantaggio tecnologico non sostituisce il fattore umano. Preparazione degli operatori, addestramento congiunto, fiducia reciproca e conoscenza delle procedure restano condizioni essenziali per impiegare efficacemente sistemi sempre più avanzati e rafforzare la cooperazione tra Paesi alleati e partner.

Gli interventi istituzionali: il ruolo dell’Italia e delle Forze Speciali

Gli interventi istituzionali italiani hanno delineato il ruolo delle Operazioni Speciali nelle priorità della Difesa. Il 7 ottobre, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha aperto i keynote della mattinata, seguito dal Sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.

Il Generale Portolano ha osservato che la competizione sotto la soglia del conflitto richiede risposte rapide e discrete. In tale quadro, le Forze Speciali traducono l’indirizzo politico in azione, contribuendo alla deterrenza, al contrasto delle minacce ibride, agli attacchi in profondità e all’antiterrorismo. La riforma avviata su indicazione del Ministro mira a consentire la proiezione delle forze entro poche ore dall’individuazione di un’esigenza strategica.

Il progetto poggia su tre pilastri: la trasformazione del Comando Forze Speciali, posto in collegamento diretto con il vertice militare e politico; la protezione di piani e intelligence mediante protocolli e compartimentazione; procedure di acquisizione dedicate al comparto. La riservatezza rafforza la fiducia tra alleati, mentre sperimentazione e confronto diretto tra sviluppatori e operatori devono permettere di adottare rapidamente le soluzioni efficaci e correggere quelle inadeguate senza rallentare il processo.

Il Sottosegretario Perego di Cremnago ha definito le Forze Speciali una capacità di eccellenza e un laboratorio naturale di innovazione per l’intera Difesa. Ha richiamato il ritorno dei conflitti ad alta intensità, il valore dell’interoperabilità fondata su addestramento comune, procedure condivise e fiducia reciproca, la posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo e il ruolo del COFS nel coordinamento di Operazioni Speciali complesse.

Entrambi gli interventi hanno ribadito la centralità del fattore umano. Gli algoritmi non possono sostituire l’uomo: a chi decide in tempi rapidissimi e in condizioni di particolare complessità devono essere garantiti preparazione, competenze tecnologiche, strumenti adeguati e una tutela giuridica coerente con le responsabilità affidate.

Il COFS e le priorità di sviluppo capacitivo

Uno degli aspetti di maggiore interesse riguarda il rapporto tra le esigenze delle Forze Speciali italiane e le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. In questo contesto assume rilievo il “Prioritized Capabilities Catalog for Italian SOF”, elaborato nel settembre 2025 dalla componente J10 – Innovation, Interoperability and Doctrine del COFS.

Il catalogo collega le esigenze operative prioritarie al confronto con industria e ricerca e orienta la valutazione delle soluzioni tecnologiche, senza costituire automaticamente un programma di acquisizione. La scala di priorità va da 0 a 4: il livello 1 indica un’esigenza coperta da capacità analoghe; il 2 segnala capacità che stanno diventando obsolete; il 3 un possibile requisito emergente; il 4 una possibile lacuna capacitiva.

Tra gli ambiti di particolare interesse figurano sistemi unmanned, sorveglianza e ricognizione, guerra elettronica, comunicazioni resilienti e capacità di operare in presenza di interferenze o limitazioni dei sistemi di navigazione satellitare. Per la componente aerea, il documento include piattaforme ad ala fissa e rotante, navigazione notturna, aviolancio in ambienti privi di GPS, simulazione e supporto agli equipaggi in condizioni di visibilità degradata. Si tratta di requisiti e aree d’interesse, non della conferma dell’acquisto di specifici velivoli o sistemi.

Intelligenza artificiale, autonomia e innovazione

La giornata conclusiva ha concentrato l’attenzione sull’intelligenza artificiale, sui sistemi autonomi e sulla necessità di accelerare il trasferimento delle nuove soluzioni verso gli utilizzatori operativi. Il confronto ha coinvolto Lisa Costa, già responsabile di tecnologia e innovazione della U.S. Space Force e Chief Information Officer di USSOCOM, e il colonnello in congedo Mike “Rabbi” Harasimowicz, responsabile delle certificazioni e degli standard per l’intelligenza artificiale in Lockheed Martin.

La discussione ha collegato rapidità decisionale, affidabilità degli strumenti e centralità del giudizio umano. Per i sistemi a uso multiplo, il percorso deve partire dal problema concreto degli operatori, non dalla semplice disponibilità di una tecnologia, e coinvolgere imprese, ricerca e investitori in processi di sperimentazione, valutazione e adattamento.

In questo quadro, ecosistemi di innovazione e iniziative internazionali come NATO DIANA possono favorire l’incontro tra innovazione commerciale e necessità della difesa, riducendo i tempi che separano l’individuazione di un’esigenza dalla disponibilità di una soluzione affidabile.

Dalle esigenze operative alle capacità disponibili

Nel loro insieme, i temi affrontati nelle tre giornate convergono su un punto: la capacità delle Forze Speciali di adattarsi all’evoluzione delle minacce dipende dalla rapidità con cui esigenze operative, dottrina e innovazione vengono integrate.

L’efficacia operativa non deriva soltanto dalla disponibilità di equipaggiamenti avanzati, ma dalla loro integrazione in un sistema coerente di addestramento, dottrina, procedure, organizzazione e cooperazione internazionale. Il processo può essere sintetizzato in una sequenza: individuazione dell’esigenza, sperimentazione, sviluppo tecnologico, coinvolgimento industriale, investimento e disponibilità della capacità operativa.

In questa prospettiva si inseriscono sia gli incontri CNECT, che hanno messo in contatto responsabili governativi delle acquisizioni e imprese selezionate, sia il richiamo del Generale Portolano a procedure dedicate e più rapide. Tra le priorità indicate per la Difesa italiana figurano intelligenza artificiale e apprendimento automatico, sistemi autonomi e tecnologie di contrasto, comando e comunicazioni, guerra elettronica e aviazione con equipaggio.

Interoperabilità, protezione delle informazioni e rapidità di adattamento rappresentano quindi esigenze trasversali. Organizzazione, regole e investimenti devono precedere le crisi, sostenendo al tempo stesso gli impegni assunti in ambito NATO.

L’area espositiva: innovazione tecnologica e capacità operative delle Forze Speciali

L’area espositiva del Global SOF Symposium Europe 2026 ha completato il programma delle conferenze, offrendo occasioni di confronto diretto tra militari, istituzioni, ricerca e industria. Tra le realtà presenti figuravano Leonardo, Lockheed Martin, BAE Systems, SIG Sauer, AeroVironment e General Dynamics Mission Systems, accanto ad aziende specializzate in sistemi unmanned, comunicazioni tattiche, sorveglianza, guerra elettronica ed equipaggiamenti operativi.

Particolarmente significativa è stata la presenza degli stand dimostrativi dei reparti italiani del comparto: il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, il 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi “Folgore” (RRAO), il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger”, il 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare, il Gruppo Operativo Incursori (GOI) della Marina Militare, il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” e il Gruppo di Intervento Speciale (GIS) dell’Arma dei Carabinieri.

Nel loro insieme, gli stand hanno mostrato la pluralità delle capacità nazionali e la loro integrazione interforze. La presenza dei reparti ha affiancato all’innovazione tecnologica la dimensione concreta delle capacità operative.

Conclusioni

Il Global SOF Symposium Europe 2026 ha confermato che il vantaggio operativo nasce dalla capacità di collegare persone, dottrina e tecnologia. Per le Forze Speciali, innovare non significa soltanto disporre di sistemi avanzati, ma trasformare rapidamente le esigenze degli operatori in capacità integrate nell’addestramento, nelle procedure e nella cooperazione con alleati e partner.

I risultati del Symposium andranno misurati anche dopo Roma, verificando la continuità delle collaborazioni e il passaggio delle tecnologie dalla fase di valutazione all’impiego operativo. In questo percorso, la riforma illustrata dal Generale Portolano e il quadro capacitivo delineato dal COFS indicano la stessa direzione: anticipare le crisi, proteggere le informazioni e ridurre la distanza tra decisione strategica e risposta sul terreno.

 

Testo e immagini: Stefano – Airholic.it

Immagini: GSOF Foundation